Si dice che chiunque arrivi a comprendere le conseguenze del
cambiamento climatico ha il proprio momento 'oh, merda.' - un istante in cui tutte le implicazioni scientifiche si chiarificano, e ci si rende conto di quale situazione stupendamente pericolosa l'umanità ha creato per se stessa.
Ho vissuto un momento simile a luglio, grazie al capo consulente sul clima del governo tedesco.
Hans Joachim Schellnhuber, il presidente di un consiglio di consulenza conosciuto con il suo acronimo tedesco,
WBGU, è un fisico la cui specialità - e forse non a caso - è la teoria del caos. Intervenendo ad una conferenza ad inviti all'Istituto Santa Fe in Nuovo Messico, Schellnhuber ha divulgato le conclusioni di un nuovo studio di cui nemmeno il Cancelliere
Angela Merkel era a conoscenza. Se le conclusioni di Schellnhuber sono corrette - ed egli è considerato uno dei sei scienziati climatici più eminenti al mondo - il suo studio presenta elementi imponenti, fondamentali per il meeting cruciale di dicembre a
Copenhagen, dove i leader mondiali tenteranno di accordarsi sulle modalità di intervento più efficaci al contrasto del surriscaldamento globale. L'indagine getta inoltre una luce impietosa sui discorsi altrimenti incoraggianti che il presidente statunitense
Barack Obama ed il cinese
Hu Jintao hanno pronunciato alle Nazioni Unite il 23 settembre. Hu si è spinto oltre ogni leader cinese, impegnandosi a limitare la crescita di emissioni di gas serra per un 'margine notevole' entro il 2020. Anche Obama ha sottolineato la necessità di una tale riduzione, aggiungendo che "il tempo a nostra disposizione per invertire questo corso degli eventi sta scadendo". Purtroppo lo studio di Schellnhuber ci suggerisce che il nostro tempo, di fatto, è quasi finito.
Schellnhuber ed i suoi colleghi del WBGU sono andati ben oltre le conclusioni dell'Intergovernmental
Panel on Climate Change (Foro Intergovernativo sul Mutamento Climatico), l'organo delle Nazioni Uniti le cui relazioni scientifiche sono, di fatto, limitate dalla necessaria approvazione dei governi del mondo. L'IPCC dice che i paesi industrializzati devono tagliare le emissioni dal 25 al 40% (rispetto al 1990) entro il 2020 se l'umanità vuole evitare le più catastrofiche conseguenze del cambiamento climatico. Lo studio del WBGU ci dice, invece, che gli
Stati Uniti dovrebbero ridurre le emissioni del 100% entro il 2020 - in altre parole, eliminare interamente le emissioni di carbonio nei prossimi dieci anni. La
Germania, l'Italia ed altri paesi industrializzati devono fare lo stesso tra il 2025 ed il 2030. La
Cina ha tempo solo fino al 2035, ed il mondo intero deve liberarsi dalle emissioni di carbonio entro il 2050. Lo studio aggiunge che i paesi considerabili come i più inquinanti possono ritardare il giorno della resa dei conti 'acquistando' diritti di emissione da paesi in via di sviluppo, ma ciò è attuabile solo tra pochi anni.
Lo studio condotto da Schellnhuber sottende due idee fondamentali. La prima è che l'umanità dovrebbe aspirare ad una probabilità del 70% di limitare l'aumento di temperatura a 2 gradi centigradi sopra i livelli preindustriali. Accettare la possibilità del 50% concederebbe una manciata di tempo in più utile ad eliminare le emissioni, mi ha spiegato Schellnhuber, "ma che razza di principio precauzionale è questo?".
Ancora più fondamentale è l'assunzione che il
diritto di emettere gas serra è diviso equamente tra tutte le popolazioni del mondo. Conosciuto nei circoli diplomatici come il '
principio pro-capite', questo approccio è stato a lungo enfatizzato dalla Cina e dalla maggior parte dei paesi in via di sviluppo, e perciò è considerato essenziale per un accordo a Copenhagen - ma tra tutti i leader del G8 solo Merkel lo ha approvato. Lo studio WBGU calcola la somma totale di emissioni compatibile con una possibilità del 70% di rispettare l'obiettivo di 2 gradi centigradi, e poi divide il numero per la popolazione di 7 miliardi di persone. Il risultato è una quota di
emissione annuale di CO2 di 2,8 tonnellate a persona. Una notizia dura da digerire per gli americani, che ad oggi emettono 20 tonnellate a persona - e questo spiega perché la scadenza per gli Stati Uniti è la più imminente. Nemmeno la Cina accoglierà con piacere questa notizia: la combinazione di alte emissioni annuali con una popolazione enorme dà a questo paese una scadenza solo poco più lontana rispetto all'Europa ed al Giappone.
"
Sono rimasto scioccato di fronte a questi numeri", dice Schellnhuber. La sua speranza è che i governi del mondo, a Copenhagen, si accordino per dare il via ad un '
Progetto Apollo Verde' che, similmente all'impegno di
John F. Kennedy di portare l'uomo sulla Luna nel giro di dieci anni, si ponga come obiettivo lo spingere le principali economie a divenire ad impatto zero, per quanto riguarda le emissioni di CO2, in un decennio. Il mercato delle emissioni di carbonio, per i paesi a basse emissioni, combinato ad una simile 'mobilitazione di guerra', potrebbe salvarci dalle conseguenze peggiori del cambiamento climatico.
Vi pare irreale? Speriamo di no, o sarà un momento 'Oh, merda.' per tutti noi.
(01 ottobre 2009)